Livio Ninni

Installations

Think landscape/ installations

Riportare la natura entro ciò che resta dell’attività antropica diviene un atto di resilienza, nonché un esercizio di resistenza ecologica. Il paesaggio che si crea rompe gli schemi culturali canonici, spezza quella suddivisione dello spazio in rigide categorie in base alla propria funzione.


Si definisce davanti ai nostri occhi l’immagine di un’utopia spaziale che crea un’interferenza nell’immaginario umano appiattito, omologato e inaridito. Il reale viene ripensato attraverso un linguaggio poetico la cui sintassi è costituita da rami bianchi e fili rossi; i primi rappresentano la forza, nonché – nel loro bianco candore – la purezza e la neutralità, dell’elemento naturale che riesce a non farsi sopraffare dall’attività umana e che resta collegato alle strutture materiche residuali attraverso rubre nervature, simbolo di un nuovo flusso vitale. I segni grafici, ovvero quelle linee minimali che nelle opere di Ninni fanno eco ai profili architettonici o ai tratti gestuali, negli interventi installativi si trasformano in elemento naturale: il ramo diviene la reificazione dell’intervento pittorico, la traccia del passaggio dell’artista, il tratto che evidenzia la mutazione del luogo nel tempo.


Testo di: Maria Chiara Wang tratto da RESIDUI #5

Urtija – Provincia Spontanea

Il Fondaco / Magliano Alfieri (Cn) – Italy

Curated by Silvana Peira

2022

START/PARATISSIMA

Saluzzo (Cn) – Italy

Curated by Francesca Canfora

2022

FONDACO Art Gallery (Bra – Italy)

METAMORFOSI show

Curated by Francesca Interlenghi

2020

somewhere in abandoned space