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R E S I D U I

PHOTOZINE #2

R E S I D U I photozine #2

Pagine: 36
Dimensioni: 16×23,5 cm
Limited Edition: n.100 copie firmate e numerate
Prezzo: 10 € (+ sped. 2€)
Collaborazione con: Dissenso Cognitivo e Luogo Comune



IT

«La storia futura

non produrrà più rovine.

Non ne ha il tempo».

Marc Augé

Figli dell’abbondanza, del tutto subito, di guerre viste solo sui giornali o al più fra le mura domestiche di grigie città, viviamo in un’epoca ad alto contenuto virtuale, fra coscienze dormienti e insoddisfazioni sociali. Non vogliamo più produrre altro, ma ci accontentiamo di recuperare ciò che il passato ci ha lasciato convinti di ottimizzare il presente e non sprecare un futuro sconosciuto e ambizioso. Augé scriveva: “Il tempo non si abolisce completamente perché la presenza delle rovine impedisce al paesaggio di sprofondare nell’indeterminatezza di una natura senza uomini”. Proprio quella presenza, quel ricordo di una vita passata, di tante vite, sguardi, dialoghi susseguiti in uno stesso luogo fan si che esso stesso ne sia intriso e nulla può per liberarsi da ciò che ha visto e udito. Neppure la natura dirompente ne cancella del tutto la traccia, al contrario, concorre nell’arricchire un immaginario a noi sconosciuto, a donare quel fascino del vissuto proprio del decadimento e della storia che tanto desidereremmo possedere nel presente. Un’utopia paradossale: vivere il presente dei residui di un passato senza mai più ripeterlo. Coscienti degli errori di ieri restiamo interdetti davanti all’opera di altri uomini venuti prima di noi al punto da sentirci quasi in dovere di custodire o portare avanti ciò che fu.

Così gli edifici della ex STAVECO, Stabilimento Veicoli da Combattimento, fiore all’occhiello di una Bologna di fine ‘800 e già vanto italiano di un’industria principalmente al femminile capace di dare lavoro fino a 12000 operai durante la guerra, ha dato rifugio a zingari, arabi e indiani, con il suo “Steccone” di 200 m lungo tutto il viale difronte alle belle ville borghesi che ne ammirano le finestre rotte. Oggi non è altro che un insieme di 52 capannoni e vari progetti di recupero dell’area, tra cui il futuro affido al centro sociale Làbas sgomberato in Agosto. A parte quella vegetale, dentro non c’è più vita: solo carcasse di edifici, uffici, ammassi di ferraglia e scenari abbandonati di punto in bianco, fra tende bruciate e apocalittici spazi illuminati da lame di luce al rintocco di gocce d’acqua contaminate.

Flavia De Marco

EN

« Future history

will no longer produce ruins.

It does not have the time for them ».

Marc Augé

We are the Sons of wealth, of those wars only seen on newspapers or on the doorsteps of our grey cities, we have all at once, living in a high virtual content era, among dormant consciences and social dissatisfaction. We no longer want to produce more and more, settling for retrieving what the past has left us to improve our present time and make the still unknown and ambitious future better. Marc Augè quoted: “Time will never completely vanish thanks to the presence of ruins which prevent the landscape to collapse into an undefined nature without men”. Precisely these ruins, reminiscence of a past life, of many lives, of glances and never-ending succession of dialogues, pervade the place leaving a permanent imprinting within it of what has been seen and heard. Not even the rip-roaring nature can erase the past’s trace completely, but it actually contributes to the enrichment of an unknown imaginary, as an echo from the past, a proper decadent charm like those old stories we so desire to feel in the present moment. A catch 22: living the present moment on the remnants of a past without ever repeating it. Conscious of yesterday’s mistakes, we remain dumbfounded by the work of other men who came before us to the point of almost feeling the duty to guard or carry out what was. Thus, the former STAVECO’s buildings, the Combat Vehicles Factory, were the feather in the cap of a late 19th-century Bologna and already the Italian pride of a mainly female factory, capable of providing work for up to 12,000 workers during the World War I. In the Pyrotechnic Laboratory right where many of those workers lost their lives, now the “bullet-caterpillar” of the artistic project “Dissenso Cognitivo” and the dark-red Lucanus Cervus (stag beetle) of “LuogoComune” (another art project) arise from the armaments’ rusting and the peeling walls.

Today the 200 meter abandoned factory called “Steccone” with its broken windows, overlooks the avenue’s beautiful bourgeois villas, after being a shelter to Gypsies, Arabs and Indians. There is nothing left but a set of 52 hangars and various projects to recover the area and to cite one, its next custody to the social center Làbas that was vacated last August. Within the Steccone there is no life left barring plant life, buildings ‘remains, offices, a mass of scrap iron and sceneries abandoned out of the blue, between burned curtains and apocalyptic spaces illuminated by blades of light appearing while droplets of contaminated water fall down slowly.

Flavia De Marco